
Lo studio
I ricercatori hanno così analizzato i dati relativi ai reclami ricevuti da una delle compagnie del sistema nazionale assicurativo, relativi a più di 300.000 pazienti che iniziavano la terapia farmacologica per il diabete, l’ipertensione o l’ipercolesterolemia, nel periodo tra il 2011 e il 2013. Si è così dapprima evidenziato che 18.611 persone (circa il 6% del campione considerato) avevano ricevuto assistenza in queste strutture dedicate al paziente cronico. Inoltre si è visto che per i 12 mesi successivi all’inizio del trattamento, il 44% dei pazienti che afferivano a questi centri mostrava una piena aderenza alle prescrizioni, rispetto al 38% di quelli afferenti ad altri modelli di assistenza primaria. In generale, i pazienti assistiti con il modello centralizzato avevano farmaci sufficienti per restare aderenti alla terapia per il 64% del tempo di osservazione, contro il 59% del gruppo di controllo. Dopo aggiustamento per le caratteristiche dei pazienti, i ricercatori hanno scoperto che i tassi di adesione alla terapia per diabete, ipercolesterolemia e ipertensione, erano del 2-3% più elevati per i pazienti afferenti al modello del centro medico dedicato, rispetto agli altri.
Le conclusioni
Secondo Choudhry i dati raccolti finora suggeriscono che questo modello di assistenza migliora la cura e riduce i costi complessivi, anche se i miglioramenti riguardanti l’aderenza ai farmaci in questo studio sono stati certamente modesti. E ha aggiunto che questi risultati probabilmente si applicano a condizioni croniche simili, come la broncopneumopatia cronica ostruttiva e l’osteoporosi. Altri ricercatori hanno commentato lo studio ribadendo che l’efficienza nella collaborazione tra caregiver e pazienti cronici, in questi centri dedicati, potrebbe aggiungere informazioni determinanti sull’aderenza dei pazienti alle prescrizioni ed identificare i pazienti che necessitano di livelli di assistenza più elevati.
Fonte: Ann Intern Med 2016
Kathryn Doyle
(Versione italiana Quotidiano Sanità/Popular Science)
