
Le evidenze
Gli scienziati hanno esaminato l’azione della dopamina attraverso l’analisi di diversi studi su consumatori di cannabis a lungo termine, arrivando a quella che definiscono la prova “definitiva” che la marijuana indebolisce i livelli di dopamina. Questo è quanto mostrano scansioni cerebrali che evidenziano i cambiamenti chimici nel cervello dovuti al THC o tetraidrocannabinolo. Precedenti studi condotti su animali hanno esplorato gli effetti a breve termine della cannabis mostrando che inizialmente aumenta i livelli di dopamina e può per questo potare le persone a sentirsi gratificate ma anche a sviluppare dipendenza.
Tuttavia, l’esposizione ripetuta poi abbassa i livelli di dopamina, come si vede nelle scansioni cerebrali degli utilizzatori: un meccanismo forse dettato dalla necessità di proteggere il cervello contro l’eccesso di questa sostanza. Di recente quattro stati in America hanno legalizzato l’uso personale e quattro l’uso medico della cannabis.
“Abbiamo urgente bisogno – spiega Oliver Howes, psichiatra presso il Clinical Sciences Centre MRC dell’Imperial College di Londra, che ha guidato la revisione – di capire meglio come la cannabis colpisce il cervello, per aiutare i responsabili politici e gli individui a prendere decisioni informate”. Servono, puntualizza, più studi a lungo termine, soprattutto su adolescenti e donne gravidanza, che possono, nei primi mesi di gestazione, continuare a fare uso di marijuana prima di sapere di essere incinte.
